Donna pensierosa nella cucina di casa al mattino, con una tazza tra le mani, accanto alla finestra

Perché non dimagrisco? Capire cosa può influenzare la perdita di peso

Stai facendo attenzione a quello che mangi, magari hai anche ripreso a muoverti, eppure la bilancia sembra non accorgersene.

Dopo qualche settimana la domanda arriva quasi da sola:

perché non dimagrisco?

È una frustrazione comune, e spesso spinge a cercare subito un colpevole: il metabolismo, l'età, un alimento "sbagliato", gli ormoni.

Ma il rischio è che una risposta trovata in fretta sia anche quella sbagliata.

Un peso che sembra non scendere, infatti, non indica automaticamente una causa precisa. Dietro la stessa sensazione, "non sto perdendo peso", possono esserci situazioni molto diverse tra loro, e non tutte hanno a che fare con quanto mangi o con il metabolismo o con l’attività fisica che svolgiamo.

Per questo, prima di cercare una soluzione, conviene capire cosa stia succedendo davvero.

In questo articolo non troverai una ricetta universale per "sbloccare" il peso. Troverai invece un percorso per comprendere la tua situazione con maggiore chiarezza:

  • come verificare se il peso è davvero fermo
  • quali sono i fattori che possono influenzarlo
  • come riconoscere quelli che ti riguardano di più
  • e infine capire quali argomenti approfondire ulteriormente nel tuo caso


Prima domanda: il peso è davvero fermo?

Non sempre.

Prima di chiederti perché non dimagrisci, conviene verificare cosa stai osservando.

Un singolo passaggio sulla bilancia, o qualche pesata isolata, possono dare un'impressione molto diversa rispetto all’andamento reale. Il peso corporeo cambia anche per ragioni che non dipendono dal grasso, e queste variazioni possono nascondere un cambiamento che sta avvenendo nell’organismo.

Ciò non significa che la sensazione di essere fermi allo stesso peso sia sempre sbagliata. È però il primo punto da controllare, perché tutto il resto del ragionamento parte da qui.

Grafico che confronta le oscillazioni quotidiane del peso con la tendenza su più settimane

Il peso corporeo non cambia in modo lineare

Spesso ci si aspetta che, con abitudini costanti, la bilancia scenda in modo regolare, un po' ogni giorno oppure ogni settimana. In realtà il peso tende a muoversi a zig-zag: giorni in cui sale, giorni in cui scende, settimane apparentemente immobili seguite da cali più evidenti.

Il numero sulla bilancia deriva infatti da una molteplicità di componenti diverse:

  • la massa grassa
  • l'acqua corporea
  • il glicogeno, cioè la riserva di zuccheri immagazzinata in muscoli e fegato, che trattiene anche acqua
  • il contenuto dell'intestino
  • la massa muscolare

Alcune di queste componenti cambiano lentamente, altre da un giorno all'altro, per cui la tendenza reale diventa spesso visibile solo guardando nel tempo molte misurazioni insieme.

Anche il ritmo può cambiare nel tempo: non è detto, e anzi non accade quasi mai, che la perdita di peso proceda alla stessa velocità dall'inizio alla fine di un percorso.

Ne parleremo più avanti, quando distingueremo la difficoltà a dimagrire quando si è raggiunto un punto di stallo.


Perché il peso può cambiare da un giorno all'altro

Le variazioni quotidiane della bilancia possono dipendere da fattori come:

  • la quantità di sale e di carboidrati dei pasti precedenti, che influisce sull'acqua trattenuta
  • il volume e l'orario dell'ultimo pasto, e ciò che è ancora in fase di digestione
  • l'idratazione
  • la sudorazione
  • la regolarità intestinale
  • nonché, per molte donne, la fase del ciclo mestruale.
    Sul ciclo mestruale ci sono dati specifici. Uno studio che ha seguito per un anno donne con cicli ovulatori ha osservato che la ritenzione di liquidi percepita tende a raggiungere il massimo intorno al primo giorno delle mestruazioni [1].
  • anche la settimana ha un suo ritmo.
    Una ricerca che ha analizzato le pesate quotidiane di un gruppo di adulti ha rilevato una tendenza del peso a salire nel fine settimana e a scendere nei giorni feriali successivi [2].
    Un lunedì "pesante", quindi, da solo dice poco.

Nessuno di questi fattori corrisponde di per sé ad un aumento o ad una perdita di grasso corporeo.

Per capire meglio come leggere questi movimenti puoi approfondire oscillazioni di peso

Se invece vuoi distinguere liquidi, gonfiore e grasso, trovi tutto nell'articolo Ritenzione, gonfiore e grasso: cosa cambia e come riconoscerli.


Quanto tempo osservare prima di parlare di peso fermo?

Non esiste una soglia valida per tutti, ma pochi giorni sono quasi sempre troppo pochi. È più utile ragionare su alcune settimane, confrontando periodi simili tra loro.

Alcuni accorgimenti rendono il confronto più affidabile:

  • pesarsi in condizioni il più possibile simili: stesso momento della giornata, stessa bilancia, abbigliamento simile
  • guardare la tendenza di più pesate, invece del singolo valore
  • confrontare settimane con abitudini comparabili, tenendo conto di eventi particolari come feste, viaggi, malattie o cambi di routine
  • per chi ha il ciclo, confrontare le stesse fasi in mesi diversi

Ma se dopo alcune settimane che sono state monitorate in questo modo la tendenza è davvero piatta, allora ha senso chiedersi cosa stia accadendo.

È da qui che partono le prossime sezioni.

Tavola con un pasto, olio versato sull'insalata, bevande e biscotti: i piccoli extra che spesso sfuggono

Mangio poco ma non dimagrisco: perché può succedere?

Può succedere perché la sensazione di mangiare poco e la quantità di energia che si introduce davvero nel corso delle settimane non sempre coincidono. Ciò non significa che tu stia sbagliando o che "in realtà mangi troppo". Significa che valutare con precisione la propria alimentazione è difficile per chiunque, e che dall'altra parte dell'equazione anche il dispendio energetico non è mai costante.

Percezione e introito reale: perché è difficile stimarli

Ricordare e quantificare tutto ciò che si mangia è un compito complicato anche per le persone più attente.

La ricerca lo conferma da tempo.

Gli strumenti basati sull'autovalutazione, come diari alimentari o questionari, tendono a sottostimare l'introito energetico, e questo limite è noto e discusso nella letteratura scientifica sulla nutrizione [3].

Uno studio pubblicato sul New England Journal of Medicine ha seguito persone che riferivano di non riuscire a perdere peso nonostante un'alimentazione ridotta [4]. Misurando con metodi oggettivi sia l'energia introdotta sia quella spesa, i ricercatori hanno osservato due cose:

  • l'introito alimentare era sottostimato… e l'attività fisica era sovrastimata;
  • il dispendio energetico dei partecipanti non era anomalo.

Non si tratta di “malafede”: è il modo in cui funziona la nostra percezione. Nella vita quotidiana, la distanza tra percezione e realtà si forma spesso in punti poco visibili:

  • porzioni: a occhio è facile sottostimarle, soprattutto se cambiano da un giorno all'altro;
  • condimenti: olio, burro e salse aggiunti "senza misurare" possono pesare più di quanto sembri;
  • bevande: succhi, bibite, alcolici, caffè zuccherati o con latte spesso non vengono percepiti come "mangiare";
  • snack e piccoli extra: un assaggio mentre si cucina, qualche biscotto, il fine pasto;
  • pasti fuori casa: è più difficile sapere cosa contiene un piatto preparato da altri;
  • differenze tra giorni feriali e weekend: una settimana attenta può essere bilanciata, anche senza accorgersene, da un fine settimana più libero.

Nessuno di questi elementi è un "errore" da eliminare. Sono semplicemente aspetti che tendono a sfuggire quando si ripensa a com'è andata la propria alimentazione.


Anche il dispendio energetico cambia

L'equazione ha due lati.

Oltre a quanto mangi, conta quanta energia il tuo corpo utilizza, e anche questa quantità non è costante. Varia da un giorno all'altro in base a quanto ti muovi, e può cambiare nel tempo. Per esempio, mentre il peso diminuisce, diminuisce generalmente anche l'energia necessaria a mantenerlo.

Così un'alimentazione che all'inizio di un percorso produceva un calo può, settimane dopo, avere un effetto diverso.

Questo è uno dei motivi per cui il "mangio poco" di oggi non è necessariamente equivalente al "mangio poco" di qualche mese fa.

Ma del ruolo del metabolismo parliamo nella prossima sezione, e del movimento quotidiano più avanti.


Perché a volte si ingrassa anche mangiando poco?

Quando la bilancia sale nonostante la sensazione di mangiare poco, le spiegazioni possibili sono diverse:

  • oscillazioni di liquidi: possono far salire il peso per qualche giorno, come abbiamo visto nella sezione precedente;
  • distanza tra percezione e introito: quella appena descritta;
  • fattori individuali: alcune terapie farmacologiche o condizioni cliniche, che vanno valutate con un professionista e di cui parliamo verso la fine dell'articolo.

Il punto di partenza utile non è colpevolizzarsi, ma osservare con un po' più di consapevolezza cosa succede nell'arco di settimane, non di singoli giorni.


Se non dimagrisco significa che ho il metabolismo lento?

Non necessariamente. Il metabolismo varia da persona a persona, ma un metabolismo "lento" non è l'unica spiegazione possibile e, nella maggior parte dei casi, non basta da solo a spiegare perché il peso non scenda.

Il concetto di un metabolismo "bloccato" è una semplificazione: il dispendio energetico può sì cambiare, anche durante un percorso di perdita di peso, ma non si spegne mai come un interruttore.

Le tre componenti del dispendio energetico: metabolismo basale, digestione e movimento


Cos’è il metabolismo

Con "metabolismo" si indica l'insieme dei processi con cui l'organismo trasforma il cibo in energia e la utilizza.

Quando se ne parla in relazione al peso, di solito ci si riferisce al dispendio energetico totale, cioè all'energia che il corpo consuma ogni giorno.

Questo dispendio ha tre componenti principali:

  • il metabolismo basale: l'energia che serve a mantenere le funzioni vitali a riposo, come respirazione, circolazione e attività degli organi. Per la maggior parte delle persone è la quota più grande;
  • l'effetto termico del cibo: l'energia usata per digerire, assorbire e trasformare ciò che si mangia;
  • l'attività fisica: sia l'allenamento sia tutto il movimento della giornata.

Solo la prima componente è davvero "di fondo". Le altre due dipendono molto da cosa e quanto si mangia e da quanto ci si muove.


Esiste una variabilità individuale?

Sì. A parità di peso, persone diverse possono avere un metabolismo basale diverso. Il principale fattore che spiega queste differenze è la massa magra (muscoli, organi, ossa): più è elevata, più energia richiede il corpo a riposo.

Contano anche altri elementi, come la massa grassa e l'età, e una parte della variabilità tra individui resta non spiegata dai fattori misurati [5].

Sull'età esiste un luogo comune da ridimensionare. Una grande analisi internazionale sul dispendio energetico lungo l'arco della vita ha osservato che, a parità di massa magra, il dispendio energetico resta relativamente stabile nell'età adulta e tende a ridursi solo dopo i 60 anni circa [6].

L'idea che il metabolismo "crolli" a 40 anni, quindi, non trova riscontro in questi dati.

Le differenze individuali esistono, ma tra adulti in salute sono in genere più contenute di quanto spesso si immagini. Lo studio citato nella sezione precedente lo conferma: in persone convinte di non riuscire a dimagrire per un problema metabolico, il dispendio energetico misurato non risultava anomalo [4].


Cosa succede al dispendio energetico mentre si perde peso

Durante una perdita di peso il dispendio energetico tende a ridursi.

Una parte di questa riduzione è attesa: un corpo più leggero richiede meno energia per funzionare e per muoversi.

In alcune persone, però, la riduzione può risultare un po' maggiore di quanto ci si aspetterebbe dal solo calo di peso. Questo fenomeno è descritto in letteratura come "adattamento" o "termogenesi adattativa" [7]. La sua entità varia da persona a persona ed è ancora oggetto di studio.

È un meccanismo reale, ma va letto con equilibrio.

Il corpo non entra in una modalità che impedisce di perdere peso: semplicemente, il fabbisogno energetico cambia nel corso del percorso. È anche per tale motivo che un approccio che funzionava all'inizio può dare risultati diversi dopo qualche mese.


Perché "metabolismo bloccato" è una semplificazione

Espressioni come "metabolismo bloccato" o "metabolismo rotto" sono molto diffuse, ma descrivono male ciò che accade. Il metabolismo non si ferma e non si rompe: si adatta, entro certi limiti, alle condizioni in cui si trova.

Attribuire tutto al metabolismo rischia di far trascurare gli altri fattori di cui parliamo in questo articolo, che spesso sono più facili da osservare. Allo stesso tempo, alcune condizioni cliniche possono influenzare il dispendio energetico.

Se il sospetto è questo, la strada giusta è parlarne con un professionista, come vedremo verso la fine.

Se vuoi capire meglio cosa influenzi il metabolismo e quali convinzioni comuni non reggano alla verifica, trovi un approfondimento dedicato in Metabolismo lento: significato, fattori e falsi miti.


Fame e sazietà possono rendere più difficile il percorso?

Sì, possono.

La fame non è una mancanza di forza di volontà: è un segnale biologico, influenzato anche dal contesto e dalle abitudini.

Quando è frequente, intensa o concentrata in certi momenti della giornata, può rendere più difficile mantenere con costanza le scelte che ci si era proposti.

E senza costanza i risultati sulla bilancia possono rallentare o non arrivare.

Donna in cucina la sera davanti alla dispensa, pensierosa

Fame, appetito e voglia di mangiare non sono la stessa cosa

Nel linguaggio comune usiamo "fame" per indicare cose diverse. Distinguerle aiuta a capire meglio cosa stia succedendo:

  • la fame in senso stretto è il bisogno fisico di mangiare. Tende a crescere gradualmente con il passare delle ore dall'ultimo pasto, e si placa mangiando;
  • l'appetito riguarda il desiderio di mangiare in generale, ed è influenzato anche da ciò che vediamo, annusiamo o associamo ad un momento della giornata;
  • la voglia di un cibo specifico è spesso legata ad emozioni, abitudini o situazioni: la stanchezza, la noia, la sosta davanti alla TV.

Tutte queste spinte sono normali. Il punto non è eliminarle, ma riconoscere quale prevale nella propria esperienza.

Se vuoi approfondire come distinguere un bisogno fisico da una spinta di tipo emotivo, trovi una guida dedicata in Fame fisica e nervosa: come riconoscere la differenza.


Quando la fame rende difficile mantenere le abitudini

Molte persone che faticano a perdere peso descrivono situazioni simili:

  • una fame che ritorna poco tempo dopo aver mangiato;
  • un appetito tranquillo durante il giorno che si fa più forte la sera;
  • pasti curati alternati a momenti in cui si mangia senza averlo pianificato.

Ognuna di queste situazioni può avere cause diverse, e merita un'osservazione specifica.

Per questo le approfondiamo in articoli dedicati: Fame serale. e Fame dopo mangiato

C'è anche un aspetto fisiologico da considerare.

Uno studio pubblicato sul New England Journal of Medicine ha seguito persone che avevano perso peso con una dieta a basso apporto energetico [8]. Un anno dopo, alcuni ormoni coinvolti nella regolazione dell'appetito non erano tornati ai livelli iniziali, e i partecipanti riferivano un appetito più elevato rispetto a prima del calo.

Non significa che a tutti accada lo stesso, né che la fame renda impossibile dimagrire.

Aiuta però a capire perché, per alcune persone, mantenere un percorso nel tempo può diventare più impegnativo di quanto sembrava all'inizio.


Il ruolo del contesto e delle abitudini

La fame non nasce solo dal corpo. Orari irregolari, pasti saltati, giornate molto piene, cibo sempre a portata di mano o momenti della giornata associati al mangiare possono amplificare la spinta a mangiare, o farla arrivare nei momenti meno opportuni.

Osservare quando compare la fame, in quali situazioni e con quale intensità è spesso più utile che cercare di resistere a ogni costo.

È un'informazione concreta sul proprio percorso che può aiutare a capire dove intervenire, anche insieme ad un professionista.


Perché non dimagrisco anche se faccio attività fisica?

Questo si verifica perché l'attività fisica è solo una parte del bilancio energetico, e il suo effetto sul peso dipende anche da cosa succede nel resto della giornata e a tavola.

Allenarsi è utile per molti aspetti della salute, ma non sempre si traduce in un calo di peso proporzionale all'impegno. Il che non significa che l'allenamento "non funzioni": significa che va letto insieme agli altri fattori.

Anello delle 24 ore: l'allenamento occupa una piccola parte, il movimento quotidiano il resto


Allenarsi e muoversi durante la giornata non sono la stessa cosa

Quando si pensa all'attività fisica, di solito si pensa all'allenamento: la palestra, la corsa, la lezione in piscina. È importante, ma occupa in genere una parte limitata della giornata.

Accanto all'allenamento c'è tutto il movimento quotidiano: camminare, salire le scale, fare la spesa, sistemare casa, stare in piedi, gesticolare. La ricerca lo chiama NEAT (Non-Exercise Activity Thermogenesis), cioè l'energia spesa in tutte le attività che non sono esercizio fisico strutturato. È una componente del dispendio energetico che può variare molto da persona a persona, in base al lavoro, alle abitudini e allo stile di vita [9].

Per questo due persone che si allenano allo stesso modo possono avere un dispendio complessivo molto diverso. Conta anche quanto si muovono nelle altre ore.


Il movimento quotidiano conta oltre all'allenamento

Attenzione: un'ora di allenamento non annulla il resto della giornata.

Se il lavoro è sedentario e il tempo libero si passa soprattutto seduti, il movimento complessivo può restare basso anche per chi si allena regolarmente.

Può anche succedere, senza accorgersene, di muoversi meno nelle ore successive ad un allenamento impegnativo: più tempo sul divano, meno passi, più spostamenti in auto. Non accade a tutti e non sempre, ma è uno dei motivi per cui l'allenamento da solo non garantisce un aumento del dispendio totale pari a quello dell'attività svolta.


Allenamento, alimentazione e fame

L'attività fisica può influenzare anche l'appetito, e in modo diverso da persona a persona.

Uno studio in cui un gruppo di persone ha seguito per 12 settimane un programma di esercizio supervisionato ha osservato risposte molto diverse [10]:

  • alcuni partecipanti hanno perso peso in linea con le attese
  • altri molto meno, in parte per un aumento dell'introito alimentare

Un'analisi più ampia degli studi sull'esercizio ha confermato che il calo di peso ottenuto è spesso inferiore a quanto previsto dal semplice calcolo dell'energia spesa [11].

Tra le spiegazioni ci sono i cambiamenti nell'alimentazione e nel resto dell'attività quotidiana.

A volte entra in gioco anche un meccanismo più psicologico: la sensazione di essersi "guadagnati" uno spuntino o un pasto più abbondante dopo l'allenamento.

È una reazione comprensibile, che però può ridurre la differenza energetica creata dall'esercizio.


Il peso non è l'unica cosa che cambia

Quando si inizia o si intensifica un allenamento, soprattutto di forza, il corpo può cambiare anche nella composizione, non solo nel peso.

In queste situazioni il numero sulla bilancia può raccontare solo una parte di ciò che sta succedendo.

Ne parliamo più avanti, nella sezione dedicata al rapporto tra peso e grasso.

L'attività fisica porta benefici per la salute che non dipendono dal dimagrimento e non si limitano ai chili persi. Pertanto, anche se non vedi la bilancia scendere, non è una buona ragione per abbandonarla. Conviene piuttosto osservarla unitamente al movimento quotidiano e all'alimentazione, per capire come le tre cose si influenzino a vicenda.


Sonno e stress possono influenzare il percorso?

Sì, possono avere un ruolo, ma raramente sono l'unica spiegazione.

Sonno e stress tuttavia non "bloccano" il dimagrimento. Possono però influenzare la fame, le scelte alimentari, l'energia per muoversi e la capacità di mantenere le abitudini nel tempo.

Pertanto vale la pena includerli nel quadro, ma senza attribuire loro più di quanto le evidenze permettano.

Donna sveglia a letto di notte con lo smartphone in mano


Il sonno

Quando si dorme poco, la giornata cambia in molti modi: si è più stanchi, si ha meno voglia di muoversi e, per alcune persone, si tende a cercare più cibo.

Una revisione sistematica di studi sperimentali ha analizzato cosa succede quando il sonno viene ridotto per brevi periodi [12]:

  • in media, la riduzione del sonno si associava a un aumento dell'energia introdotta con il cibo;
  • non si osservava invece un aumento significativo dell'energia spesa.

Si tratta di studi di breve durata, condotti in condizioni controllate, che non permettono di affermare che dormire poco faccia ingrassare chiunque.

Suggeriscono però che il sonno insufficiente possa rendere più difficile gestire l'alimentazione.


Lo stress

Il rapporto tra stress e alimentazione è ancora più variabile.

In alcune persone lo stress riduce l'appetito. In altre lo aumenta, spesso orientandolo verso cibi più gratificanti e facili da consumare [13].

Lo stress può influire anche in modo indiretto: giornate piene e tese lasciano meno tempo per organizzare i pasti, per muoversi e per dormire bene. E spesso, nei periodi difficili, le priorità cambiano.

Dire che lo stress "impedisce di perdere peso" sarebbe quindi una semplificazione. È più corretto dire che, per alcune persone e in alcuni periodi, può rendere il percorso più faticoso.


Come considerarli nel quadro generale

Sonno e stress non vanno visti come cause isolate, ma come fattori che possono amplificare gli altri: la fame, la costanza nelle abitudini, il movimento quotidiano.

Se ti riconosci in periodi di sonno scarso o di forte tensione, può essere utile osservare se coincidono con cambiamenti nell'appetito o nella routine.

Se sonno e stress sono persistenti o pesano sulla qualità della vita, meritano attenzione per sé stessi, indipendentemente dal peso. In questi casi un confronto con un professionista è la scelta più utile.


Ho perso peso all'inizio e adesso sono fermo: è uno stallo?

Potrebbe esserlo, ma è una situazione diversa da quella di chi non riesce a perdere peso fin dall'inizio.

Nel linguaggio comune si parla di "stallo" o "plateau" quando il peso, dopo un periodo di calo, smette di scendere per un tempo prolungato, pur senza cambiamenti evidenti nelle abitudini.

Distinguere le due situazioni è importante, perché le domande da porsi non sono le stesse.

Due grafici a confronto: peso fermo dall'inizio e peso che rallenta dopo un primo calo


Due situazioni che si somigliano solo in apparenza

"Non riesco a dimagrire" può voler dire cose molto diverse:

  • non perdere peso fin dall'inizio: in questo caso ha senso partire dalle domande di questo articolo. Il peso è davvero fermo? Come stanno andando alimentazione, movimento, fame, sonno?
  • smettere di perdere peso dopo una prima fase di calo: qui il punto di partenza è diverso. Qualcosa ha funzionato, e la domanda diventa perché il ritmo è cambiato.

Trattare la seconda situazione come se fosse la prima, o viceversa, rischia di portare a conclusioni sbagliate.


Perché il ritmo con cui si perde peso cambia nel tempo

È normale che la perdita di peso non proceda allo stesso ritmo dall'inizio alla fine.

Nelle prime settimane il calo può essere più rapido, anche perché una parte di ciò che si perde è acqua legata alle riserve di glicogeno.

Successivamente il ritmo tende a rallentare.

I modelli matematici che descrivono come cambia il peso in risposta a un cambiamento dell'alimentazione lo mostrano chiaramente [14]. A parità di abitudini, il calo diventa progressivamente più lento, fino ad avvicinarsi a un nuovo equilibrio.

Il motivo principale è che, mentre il peso diminuisce, diminuisce anche l'energia di cui il corpo ha bisogno.

Questo significa che un rallentamento non è di per sé il segno che "qualcosa si è rotto". Può essere un'evoluzione attesa del percorso. Altre volte, invece, il rallentamento riflette cambiamenti nelle abitudini avvenuti gradualmente, senza accorgersene.


Prima di parlare di stallo

Anche qui vale quanto detto all'inizio: un rallentamento di qualche giorno non è uno stallo.

Prima di trarre conclusioni conviene osservare la tendenza su più settimane, confrontando periodi simili.

Le cause possibili di uno stallo e i modi per ragionarci meritano un approfondimento a parte, che trovi in

Stallo del peso: perchè il dimagrimento può fermarsi dopo i primi risultati .


Se il peso aumenta significa che ho accumulato grasso?

Non necessariamente: il peso corporeo e la massa grassa non sono la stessa cosa.

La bilancia misura il peso di tutto il corpo, e un aumento, soprattutto se rapido, dipende spesso da componenti diverse dal grasso, come liquidi, glicogeno o contenuto intestinale.

Per capire se il grasso sta davvero aumentando servono tempo e più indizi, non una singola pesata.

Donna che si abbottona i jeans davanti allo specchio: la vestibilità come indizio oltre la bilancia


Peso e grasso: due misure diverse

Come abbiamo visto all'inizio, il numero sulla bilancia somma componenti diverse: massa grassa, acqua, glicogeno, muscoli, organi, ossa, contenuto dell'intestino.

Il grasso è solo una di queste, ed è anche una di quelle che cambiano più lentamente. Accumulare grasso richiede infatti che l'energia introdotta superi quella spesa per un certo periodo. Il tessuto adiposo è molto denso dal punto di vista energetico, e per aumentarlo in modo apprezzabile serve un surplus consistente [15].

Per questo un aumento di uno o due chili da un giorno all'altro difficilmente corrisponde a grasso: è molto più probabile che rifletta variazioni di liquidi o di ciò che si trova ancora nell'apparato digerente.


Liquidi e gonfiore

Due fenomeni che vengono spesso confusi con il grasso sono la ritenzione di liquidi e il gonfiore:

  • la ritenzione riguarda l'acqua trattenuta nei tessuti, che può variare in base ad alimentazione, caldo, sedentarietà, ciclo mestruale e altri fattori;
  • il gonfiore riguarda spesso la pancia, ed è legato soprattutto alla digestione e alla presenza di gas.

Entrambi possono far sembrare il corpo "più pesante" o "più grosso", ma hanno meccanismi e tempi diversi da quelli del grasso. Se vuoi imparare a distinguerli, trovi un approfondimento in Ritenzione, gonfiore e grasso: cosa cambia e come riconoscerli.


Quando il corpo cambia… ma la bilancia no

Può succedere anche il contrario: il corpo cambia… ma la bilancia resta quasi ferma.

Accade per esempio quando si inizia un'attività fisica regolare, in particolare di forza. In alcune persone la massa muscolare può aumentare mentre la massa grassa diminuisce, e il peso complessivo cambia poco.

In queste situazioni la bilancia, da sola, racconta una parte limitata della storia.


Come interpretare la bilancia con più equilibrio

Qualche accorgimento può aiutare a leggere i numeri senza trarre conclusioni affrettate:

  • considerare la tendenza su più settimane, non il singolo aumento;
  • chiedersi se ci sono ragioni evidenti per una variazione temporanea, come un pasto più salato, un pasto abbondante la sera prima, una fase del ciclo o qualche giorno di minore regolarità intestinale;
  • affiancare al peso altri indizi, come le circonferenze o come vestono gli abiti.

Per capire meglio perché la bilancia può salire e scendere da un giorno all'altro, puoi leggere anche

Perché il peso cambia da un giorno all'altro? Capire le oscillazioni della bilancia .


Quando è opportuno parlarne con un professionista?

Le situazioni possono essere molteplici: quando la difficoltà a perdere peso persiste nonostante un'osservazione attenta; oppure quando si accompagna ad altri sintomi o cambiamenti che non sai spiegare; oppure quando la tua storia personale o di salute rende utile un parere qualificato.

Non ogni difficoltà a dimagrire dipende solo dalle abitudini: in alcuni casi entrano in gioco fattori individuali che vanno valutati da un professionista.

Il medico di base è di solito il primo riferimento, e può indirizzarti, se necessario, verso altre figure come specialisti o professionisti della nutrizione.

Quattro situazioni in cui conviene parlarne con un professionista


Fattori individuali da non trascurare

Alcuni aspetti meritano attenzione perché possono influenzare il peso, l'appetito o il modo in cui il corpo risponde ai cambiamenti:

  • la storia personale: precedenti tentativi di perdere peso, cambiamenti importanti nella vita, fasi come gravidanza, post-parto o menopausa;
  • i farmaci: alcune terapie possono associarsi a variazioni di peso o di appetito [16]. Se pensi che una terapia possa avere un ruolo, parlane con il medico che la prescrive. Non interromperla e non modificarla di tua iniziativa;
  • eventuali condizioni cliniche, già note o sospette;
  • la presenza di altri sintomi: cambiamenti del peso che non sai spiegare, una stanchezza insolita e persistente o altri segnali che riguardano il tuo benessere generale;
  • la persistenza della difficoltà: se, dopo aver osservato con attenzione per un periodo adeguato, la situazione non cambia e non trovi una spiegazione.

Però attenzione: questo elenco non serve a farti un'autodiagnosi, ma aiuta a riconoscere quando conviene chiedere un parere invece di continuare a cercare risposte da soli.


Che esami fare se non si dimagrisce?

È una delle domande più frequenti, e la risposta onesta è che non esiste un elenco valido per tutti. Se e quali accertamenti siano utili dipende dalla situazione individuale:

  • dai sintomi;
  • dalla storia clinica e familiare;
  • dalle terapie in corso;
  • da ciò che emerge dal colloquio con il professionista.

Per questo è importante che la valutazione sia fatta da un medico.

Richiedere esami in autonomia, o interpretarne i risultati senza un quadro complessivo, rischia di portare a conclusioni sbagliate in entrambe le direzioni. Si può attribuire tutto a un problema che non c'è, oppure trascurare qualcosa che merita attenzione.

Allo stesso modo, conviene evitare di auto-attribuirsi condizioni come problemi alla tiroide, insulino-resistenza o "squilibri ormonali" sulla base di letture online o del solo andamento della bilancia. Sono condizioni che richiedono una valutazione clinica.


Parlarne non è una sconfitta

Rivolgersi ad un professionista non significa aver fallito. Le osservazioni che hai raccolto, come l'andamento del peso, le abitudini, la fame, il sonno e il movimento, sono informazioni preziose da portare con te.

Aiutano chi ti segue a capire meglio la tua situazione e a valutare il percorso più adatto.


Cosa fare se non si riesce a perdere peso?

Prima di cambiare tutto, conviene osservare con metodo cosa stia succedendo.

Non esiste una strategia valida per tutti, ed intervenire alla cieca rischia di portare a soluzioni drastiche, difficili da mantenere o semplicemente non pertinenti alla tua situazione.

Quello che segue quindi non è un programma né una dieta. È una sequenza di domande che riprende quanto visto finora e ti aiuta a capire quali fattori ti riguardino di più.

Puoi seguirla in ordine, perché ogni passaggio prepara il successivo.

Persona che annota le proprie osservazioni su un quaderno a colazione


1. Osserva il trend, non la singola pesata

Il primo passo è verificare se il peso sia davvero fermo. Guarda l'andamento su alcune settimane, con pesate fatte in condizioni simili, e confronta periodi comparabili.

Domande utili:

  • La tendenza è davvero piatta, o si muove lentamente sotto le oscillazioni quotidiane?
  • Ci sono stati eventi che possono aver influenzato le ultime misurazioni?


2. Guarda con più consapevolezza alimentazione e abitudini

Non serve contare tutto. Può tuttavia essere utile, per qualche giorno, prestare più attenzione a ciò che di solito sfugge: porzioni, condimenti, bevande, piccoli extra, pasti fuori casa.

Domande utili:

  • C'è differenza tra come mangio nei giorni feriali e nel fine settimana?
  • Ci sono momenti della giornata in cui mangio senza averlo previsto?


3. Considera sia l'allenamento sia il movimento quotidiano

Valuta quanto ti muovi nell'intera giornata, non solo durante l'allenamento.

Domande utili:

  • Quante ore passo seduto?
  • Il mio movimento cambia nei giorni in cui mi alleno?
  • Dopo l'attività fisica tendo a mangiare di più?


4. Osserva fame e sazietà

Fai caso a quando compare la fame, con quale intensità e in quali situazioni.

Domande utili:

  • Ho fame poco dopo i pasti?
  • La fame si concentra la sera?
  • Distinguo il bisogno fisico di mangiare dalla voglia legata a stanchezza, noia o emozioni?


5. Considera sonno e stress nel quadro generale

Non come colpevoli, ma come fattori che possono influire sugli altri.

Domande utili:

  • Nei periodi in cui dormo poco o sono più sotto pressione cambiano la fame, le scelte alimentari o la voglia di muovermi?


6. Distingui un vero plateau dalle normali variazioni

Chiediti se la situazione riguarda l'intero percorso o solo l'ultima fase.

Domande utili:

  • Non ho mai perso peso, oppure ne ho perso e ora il ritmo è rallentato?
  • Da quanto tempo la tendenza è davvero piatta?


7. Valuta quando parlarne con un professionista

Se la difficoltà persiste, se noti altri sintomi o se la tua storia personale e le terapie in corso lo suggeriscono, il passo successivo è un confronto con il medico. Le osservazioni raccolte nei passaggi precedenti saranno un punto di partenza utile.


Cosa evitare

Mentre osservi, può essere utile tenere a mente alcune cose da non fare:

  • non trarre conclusioni da pochi giorni: il peso ha bisogno di tempo per mostrare una tendenza;
  • non cercare un unico colpevole: spesso più fattori contribuiscono insieme;
  • non affidarti a soluzioni drastiche o "miracolose": un singolo alimento, un ormone da "attivare" o un metodo che promette di "sbloccare" il peso non tengono conto della tua situazione specifica;
  • non trasformare l'osservazione in giudizio: l'obiettivo è capire, non colpevolizzarsi!


Capire prima di cambiare

Se sei arrivato fin qui con la domanda "perché non dimagrisco?", probabilmente hai notato che la risposta non è una sola.

Un peso che sembra non scendere può raccontare storie molto diverse:

  • oscillazioni che nascondono un cambiamento in corso;
  • un bilancio energetico diverso da come lo percepiamo;
  • abitudini difficili da mantenere;
  • un ritmo che rallenta dopo i primi risultati;
  • in alcuni casi, fattori individuali che meritano un parere medico.

Per questo cercare subito una soluzione universale serve a poco.

È molto più utile capire cosa stia succedendo davvero nel tuo caso.

Osservare con metodo, distinguere le situazioni e riconoscere i fattori che ti riguardano di più ti permette di scegliere cosa approfondire, invece di inseguire risposte pensate per qualcun altro.

E non devi affrontare tutto insieme: spesso basta individuare uno o due aspetti su cui concentrarsi per cominciare a vedere il quadro con più chiarezza.

Percorso in quattro passi: verifica, comprendi, distingui, orientati

Il controllo del peso può coinvolgere aspetti diversi. Se vuoi orientarti tra i principali fattori e capire quali approfondire, esplora il percorso dedicato.

Esplora il percorso Controllo del peso →


Bibliografia

  1. White CP, Hitchcock CL, Vigna YM, Prior JC. Fluid Retention over the Menstrual Cycle: 1-Year Data from the Prospective Ovulation Cohort. Obstetrics and Gynecology International, 2011. https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC3154522/
  2. Orsama AL, Mattila E, Ermes M, et al. Weight rhythms: weight increases during weekends and decreases during weekdays. Obesity Facts, 2014;7(1):36-47. https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/24504358/
  3. Subar AF, Freedman LS, Tooze JA, et al. Addressing Current Criticism Regarding the Value of Self-Report Dietary Data. Journal of Nutrition, 2015;145(12):2639-2645. https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC4656907
  4. Lichtman SW, Pisarska K, Berman ER, et al. Discrepancy between self-reported and actual caloric intake and exercise in obese subjects. New England Journal of Medicine, 1992;327(27):1893-1898. https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/1454084/
  5. Johnstone AM, Murison SD, Duncan JS, et al. Factors influencing variation in basal metabolic rate include fat-free mass, fat mass, age, and circulating thyroxine but not sex, circulating leptin, or triiodothyronine. American Journal of Clinical Nutrition, 2005;82(5):941-948. https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/16280423/
  6. Pontzer H, Yamada Y, Sagayama H, et al. Daily energy expenditure through the human life course. Science, 2021;373(6556):808-812. https://scholars.duke.edu/individual/pub1494161
  7. Rosenbaum M, Leibel RL. Adaptive thermogenesis in humans. International Journal of Obesity, 2010;34(Suppl 1):S47-S55. https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC3673773
  8. Sumithran P, Prendergast LA, Delbridge E, et al. Long-term persistence of hormonal adaptations to weight loss. New England Journal of Medicine, 2011;365(17):1597-1604. https://findanexpert.unimelb.edu.au/scholarlywork/339246-long-term-persistence-of-hormonal-adaptations-to-weight-loss
  9. Levine JA. Non-exercise activity thermogenesis (NEAT). Best Practice & Research Clinical Endocrinology & Metabolism, 2002;16(4):679-702. https://mayoclinic.elsevierpure.com/en/publications/non-exercise-activity-thermogenesis-neat/
  10. King NA, Hopkins M, Caudwell P, Stubbs RJ, Blundell JE. Individual variability following 12 weeks of supervised exercise: identification and characterization of compensation for exercise-induced weight loss. International Journal of Obesity, 2008;32(1):177-184. https://www.nature.com/articles/0803712
  11. Thomas DM, Bouchard C, Church T, et al. Why do individuals not lose more weight from an exercise intervention at a defined dose? An energy balance analysis. Obesity Reviews, 2012;13(10):835-847. https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC3771367
  12. Al Khatib HK, Harding SV, Darzi J, Pot GK. The effects of partial sleep deprivation on energy balance: a systematic review and meta-analysis. European Journal of Clinical Nutrition, 2017;71(5):614-624. https://scinapse.io/papers/2547467109
  13. Torres SJ, Nowson CA. Relationship between stress, eating behavior, and obesity. Nutrition, 2007;23(11-12):887-894. https://dro.deakin.edu.au/articles/journal_contribution/Relationship_between_stress_eating_behavior_and_obesity/20553828
  14. Hall KD, Sacks G, Chandramohan D, et al. Quantification of the effect of energy imbalance on bodyweight. The Lancet, 2011;378(9793):826-837. https://scinapse.io/papers/2130471928
  15. Hall KD. What is the required energy deficit per unit weight loss? International Journal of Obesity, 2008;32(3):573-576. https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC2376744
  16. Domecq JP, Prutsky G, Leppin A, et al. Drugs commonly associated with weight change: a systematic review and meta-analysis. Journal of Clinical Endocrinology & Metabolism, 2015;100(2):363-370. https://academic.oup.com/jcem/article/100/2/363/2813112

Le informazioni di questo articolo hanno scopo esclusivamente divulgativo e non sostituiscono il parere del medico o nutrizionista o farmacista di fiducia. Gli integratori alimentari non sono farmaci e non vanno intesi come sostituti di una dieta variata, equilibrata e di uno stile di vita sano. Se stai valutando un'integrazione, parlane prima con un professionista sanitario, soprattutto in presenza di terapie farmacologiche in corso.

Torna al blog